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giovedì 5 febbraio 2009

Obama, giornata storica in una fantastica panoramica hi tech



Con un po' di pazienza, chi c'era si potra' riconoscere tra la folla e voi potreste anche trovare chi conoscete... tra i partecipanti alla storica investitura di Barack Obama.
Foto panoramica semplicemente incredibile. Provate a scorrere da questo link.
Grazie per la segnalazione a Ted, vecchio "amico ritrovato" dopo 30 anni, e grazie alla Rete, che ha colmato le distanze tra Milano e Ottawa. 

martedì 4 novembre 2008

Bye bye Bush 8 - History in magnets


Magneti souvenir.
Da sinistra:
- "Ogni societa' che rinunci ad un po' di liberta' per guadagnare un po' di sicurezza non le meritera' e le perdera' entrambe" (Benjamin Franklin)
- "Se solo avessi un cervello!" (parodia da Il mago di Oz)
- "Amo il mio Paese odio i suoi capi"
- "Il mio Paese ha invaso l'Iraq e tutto quel che ho ottenuto e' stata questa benzina costosa".

sabato 1 novembre 2008

Bye ye Bush 2 - Verita' sull'11 Settembre



"Verita' sull'11 Settembre".
"La Cia controlla tutti i principali media" (firmato William Colby, ex direttore della Cia).
Manifestazione qualche mese fa in centro a San Francisco.
Tocchera' a Obama far pulizia?

mercoledì 6 agosto 2008

Us memories 1 - Sulla tomba del conte bellunese sopravvissuto a Little Big Horn



Nelle ultime due settimane Usa sono riuscito finalmente a scoprire dove stava ed a rendergli omaggio, visitando per due volte il cimitero dove si trova la sua tomba. 
Dopo tutto,  la nostra avventura e' un po' partita dalla scoperta di Carlo Camillo di Rudio (1832-1910) e delle altre fantastiche storie di italiani del West scovate con fiuto da Cesare Marino, amico impagabile e antropologo allo Smithsonian Institution, che ha ispirato parte del nostro progetto.
Qui trovate un profilo di Cesare. 
Il cimitero militare e' quello del Presidio, con Mission Dolores uno dei primissimi avamposti di San Francisco. 
Un display elettronico permette di individuare i nomi dei soldati sepolti. Con qualche fatica, visto che  quello del conte e' americanizzato in Charles DeRudio. 
Il Golden Gate Bridge e' a poca distanza, il vento fa sbattere i cordoni delle bandiere sui pennoni. Poi silenzio assoluto. Mi sono proprio emozionato.

martedì 3 giugno 2008

El Camino Real

                                             Palo Alto verso la fine dell'Ottocento

Prendo spunto dalla lettera di Cristiana  che ci e' venuta a trovare a Palo Alto con Giampaolo e che custodisce nel cuore bellissimi ricordi.
 La sua nostalgia e' anche un po' la mia, perche' il tempo vola e io non vorrei dimenticare tutte le emozioni che questo paese mi ha dato. 
Parlero' di El Camino Real, la statale  che collega fin dal 1823 San Francisco al Sud della California. passando per le 21  missioni da  quella di San Diego  a Mission Sonoma .
El Camino Real e' stato il primo contatto stabilito con Palo Alto. Con le sue costruzioni basse, i locali da spuntino, i motel e le macchie di verde qua e la'. Alcune insegne  si ripetono: "Long Drugs; Walgreens; Starbucks Coffee; Taco Bell  e certe volte ti domandi: ma sono a Palo Alto o Mountain View o a  Sunnyvales?
 El Camino e' stato per me  anche  un' ancora  di salvezza quando, un po' disorientata mi  aggiravo di notte in auto dopo aver accompagnato i miei figli a qualche party, in cerca della via di casa ed improvvisamente, svoltato l'angolo lo trovavo, la', pronto ad accogliermi con il suo  traffico costante,  tranquillo; rifugio sicuro perche' , da El Camino arrivare a casa era  un gioco da ragazzi .
  Ma tornando al primo impatto, El camino Real richiama alla mente la   strada polverosa che attraversava la classica citta' del West come ce la ricordiamo nei film: strada centrale con ai margini: saloon, stalle, la postazione dello sceriffo. Ecco le case sono un po' diverse ma sempre basse, ci sono le auto, non i cavalli e non c'e' il polverone che si solleva, eppure guardando El Camino si puo' immaginare cosa ci fosse allora.
 Cosi' sono rimasta piacevolmente colpita quando ho visto una serie di tavole con tanto di fotografie di Palo Alto di fine ottocento.  Era proprio cosi' , una citta del West attraversata da una strada che collegava la parte Sud della penisola con  San Francisco (tempo di percorrenza stimato: tre giorni a cavallo, sempre che le condizioni lo permettessero. Altrimenti nella stagione piovosa, giro di tutta la collina impiegandoci anche un mese.
Oggi El Camino taglia per il lungo tutto lo stato da San Diego,  passando per Los Angeles e San Francisco, per le Universita' di Stanford e Santa Clara, su fino all'Oregon e al Washington State. E' la Highway 101 ma per molti rimane El Camino Real, la strada dei Re. 



venerdì 30 maggio 2008

Fairmont Hotel a Nob Hill: un pezzo di storia, anche del cinema



Vi pare di aver gia' visto da qualche parte questa sontuosa hall di albergo? E' quella deFairmont Hotel di San Francisco, sulla collina di Nob Hill, sempre elegante, un tempo dimora di tutti i ricchissimi di una citta' sorta in poco tempo sulla scia della corsa all'oro.
Ci sono stato per una conferenza, non potevo non scattare qualche foto, visto che questo hotel rappresenta un pezzo di storia, anche del cinema, per la quantita' di film che ci hanno girato. A cominciare da "L'inferno di cristallo" e "La donna che visse due volte" d Hitchcock, uscito proprio mezzo secolo fa.
In questo hotel, Orson Welles e William Hearst si incontrarono in un ascensore poco dopo l'uscita di "Quarto Potere" (Citizen Kane), considerato il piu' bel film della storia del cinema, in cui il giovane regista prodigio all'esordio si ispiro' impietosamente alla figura dell'imprenditore prodigio, all'epoca anziano e non piu' onnipotente, che solo per un soffio non riusci' nell'intento di impedirne l'uscita (come racconta il bel film "RKO 281"). 
Welles, dice la didascalia delle foto esposte al Fairmont, invito' Hearst ad un cocktail ma questi non accetto'.
Le foto del Fairmont ricordano i film girati qui ed i trascorsi illustri di Nob Hill. Dove abitarono tra gli altri i Big Four (da non confondersi con i Fab Four, i Beatles), i quattro magnati delle ferrovie che accumularono ricchezze immense, tra i quali Leland Stanford, che dedico' il proprio patrimonio all'omonima universita' intitolata al figlio, morto di tifo da ragazzo mentre era in viaggio in Italia. 
Da queste parti abito' pure Enrico Caruso, che come ricorda la didascalia al Fairmont, canto' per le strade d San Francisco all'indomani del terribile terremoto del 1906 per far coraggio ai sopravvissuti ed ai soccorritori al lavoro.  

giovedì 15 maggio 2008

Sorpresa! Una star di Hollywood proprio dietro casa Bonzi.Us



Ma come, state da mesi in California e manco uno straccio di star di Hollywood? 
E' arrivato il momento del riscatto.
Guardate bene quest'asino (quello in centro): non vi pare di conoscerlo? 
Avanti, un piccolo sforzo... zampe corte, criniera a spazzola... compagno d'avventure di un colosso verdastro... Ebbene si' e ' proprio lui: l'asino di Shrek. O meglio, l'animale in carne ed ossa che ha ispirato gli autori del celeberrimo film di animazione. Attenzione: non solo nel disegno ma persino nella personalita'!
Qui il video.
L'asino al centro della foto si chiama Pericle ma per tutti e' Perry. Sta in un ampio recinto a poca distanza da casa nostra a Palo Alto nel Barron Park, assieme ad uno scorbutico compagno di nome Miner Forty-Niner (Niner, ennesimo omaggio ai cercatori d'oro del 1849).  Inutile dirlo, e' una celebrita'.
E' nostro vicino di casa ma la sua storia l'abbiamo scoperta solo ora. E potete leggerla nei particolari qui
Perry vive da tempo in questo piccolo parco, dove negli anni della guerra uno studioso olandese, Cornelis Bol, fuggito alla persecuzione nazista per riparare come ricercatore a Stanford, era arrivato con la numerosa famiglia, comprando una fattoria. 
Quella presenza di animali, tra cui alcuni asini che i bambini della zona potevano cavalcare, e' diventata una tradizione sopravvissuta ai Bol, cui e' intitolato il parco adiacente. E mentre tutta la zona si trasformava da area agricola in cuore dell'hi tech mondiale, quegli asini sono rimasti un'attrattiva per i bambini, curati amorevolmente da volontari, che ogni domenica li fanno uscire dall'ampio recinto, per la gioia dei piu' piccini.
 Perry, nato nel 1994, ci e' arrivato nel 1997. E quando gli animatori di Pacific Data Images (acquisita da Dreamworks) scoprirono che a meno di un miglio dalla loro sede, non lontana dalla via principale della valle, El Camino Real, c'erano degli asini che potevano ispirare il personaggio del film che avevano in cantiere, puntarono gli occhi su Niner. Che piuttosto vorace, tento' di divorare gli stivali di uno della troupe. Mentre Perry davanti alla cinepresa si dimostro' molto piu' versatile. E la sua caratteristica principale, l'insicurezza dovuta al fatto di esser stato separato troppo presto dalla madre, e' diventato il tratto principale del suo logorroico corrispettivo disegnato, doppiato nell'originale da Eddy Murphy.
 Non vi dico l'euforia suscitata da questa storia in Alessandro e Francesca, che dopo una ghiotta anticipazione del babbo, che ventilava star hollywoodiane dietro casa, si aspettavano quanto meno George Clooney e Pamela Anderson. 
Dieci minuti davanti a un asino non sono bastati a indovinare di quale diavolo di film stessimo parlando.
La foto immortala la gioiosa scoperta (ummmm, bzzzzzzzzz) da parte dei due. 

martedì 13 maggio 2008

Gli Usa devono prepararsi ad un mondo "post-americano", dice Newsweek. E per l'Italia c'e' poco da scherzare



Chi si poteva immaginare un tempo di venire qui negli Usa e fare quasi... i signori (cioe' sopravvivere) grazie all'euro?
 Tra guerra che sembra non finire piu', benzina alle stelle e recessione, gli americani sono depressi. Superati da altri Paesi in crescita anche nel loro sport preferito, lo shopping. Mentre il mondo si avvia verso un'era "post-americana", scrive nel suo ultimo editoriale (sintetizzato in un video) Fareed Zakaria, americano di origine indiana, direttore dell'edizione internazionale di Newsweek, con un estratto dal suo libro di imminente pubblicazione, "The Post-American World"(W.W. Norton & c.). 
Piu' del declino degli Usa, e' il boom di altri Paesi ad aver scompaginato gli equilibri, dice il giornalista. Convinto che gli Usa abbiano pero' quattro forti ragioni per guardare con fiducia al proprio ruolo nel futuro. Altrettanti motivi di amarezza, per un lettore italiano. Visto che si tratta proprio di quattro punti deboli del sistema Italia.

Da un sondaggio del mese scorso 81 americani su 100 si sono detti convinti che il Paese sia su una strada sbagliata. Negli ultimi 25 anni non era mai successo, osserva Zakaria. Convinto che il diffuso senso di frustrazione e delusione vada ben al di la' delle cifre sulla disoccupazione e la recessione che affliggono il Paese. 
Gli americani percepiscono che si sta profilando un mondo diverso, in cui il loro Paese non primeggera' piu' come in passato, dice l'editoriale intitolato "The Rise of the Rest" (la crescita del resto).
 L'edificio piu' alto del mondo e' a Taipei e presto sara' a Dubai, la raffineria piu' grande e' in India, l'industria del cinema piu' grossa non e' piu' a Hollywood ma in India, Bollywood. Persino il piu' grande casino' non e' piu' a Las Vegas ma a Macao. Mentre gli Usa hanno perso il primato anche nel loro sport preferito, lo shopping. E il Mall of America del Minnesota, un tempo centro commerciale numero uno al mondo, oggi non figura nemmeno fra i primi dieci.
Secondo Zakaria, e' stata una congiuntura positiva a propiziare la crescita esplosiva di nuove potenze economiche, come Cina, India e Russia.  In un mondo che paradossalmente non e' mai stato meno violento e agitato da sconvolgimenti. Anche se la percezione dell'opinione pubblica e' opposta. Semplicemente, dice Zakaria, perche' il progresso dei media ci porta rapidamente in casa notizie di disastri da ogni parte del mondo. Mentre nei decenni scorsi tragedie immani come quella del'Indocina, del Congo o del Ruanda hanno avuto un risalto molto inferiore. 
E anche la violenza della criminalita' metropolitana cifre alla mano, dice il giornalista, non e' affatto in aumento.    
L'ingresso sulla ribalta di nuove potenze mondiali in vertiginosa crescita sta ridimensionando il ruolo degli Usa,  rileva Zakaria. Convinto pero' che gli Stati Uniti abbiano concreti motivi per guardare al proprio futuro con ottimismo. Ed elenca quattro ragioni pricipali. 
1) Gli Usa sono un Paese straordinariamente duttile, capace di trasformare le difficolta' in opportunita', adattandosi a scenari nuovi.
2) Il cuore dei nuovi settori strategici hi tech del futuro, nanotecnologie e biotecnologie, e' fortemente concentrato negli Stati Uniti, che in questo campo non temono concorrenza.
3) Il settore che meglio funziona negli Usa e non ha rivali al mondo e' quello del'istruzione: Universita' capaci di attirare talenti da tutto il mondo e di sfornarne altrettanti. Una base fondamentale per costruire il futuro. 
4) Gli Usa non sono un Paese vecchio. E mentre l'Europa tra cinque o dieci anni come eta' media potra' assomigliare alla Florida, dove si concentrano una parte degli anziani di America, il Paese sa rafforzarsi con robusti innesti di forze giovani e nuove, grazie all'immigrazione. 
Quattro motivi di speranza per gli Usa. 
Hainoi, a pensarci bene sembrano altrettanti punti deboli del sistema Italia...

venerdì 18 aprile 2008

Se state usando un computer, il merito e' di questo signore



Distogliete per un attimo lo sguardo dal fascinoso brizzolato sulla destra e concentratevi sul signore a sinistra: chi e'?
Non lo riconoscete? Eppure, se state leggendo questo post al computer, e se potete usare un computer, il merito e' anche suo.
Si chiama Federico Faggin, e' di Vicenza ed e' uno dei padri del microchip, l'elemento chiave dei computer. 
E se usate un portatile, dovreste dirgli due volte grazie, visto che ha inventato pure il touch pad, quel tappetino che sostituisce il mouse...

Non sentitevi troppo in colpa, se non avete riconosciuto un italiano che ha contribuito a cambiare  la vita quotidiana dell'umanita'. 
In un Paese dove forse tutti sanno chi sia Platinette, un tipo di mezza eta' vestito da donna che sentenzia su tutto, quanti conoscono Enzo Torresi e Roberto Crea?
Abbiamo avuto la fortuna di incontrarli tutti, questi personaggi straordinari che vivono qui da anni e per una volta fan sentire orgogliosi di essere italiani.
Ingegnere informatico siciliano, Torresi, dopo esser stato avanguardia dell'impresa Olivetti a Silicon Valley, finita purtroppo tristemente, e' uno dei protagonisti di primo piano del mondo dell'hi tech.
Crea invece, chimico calabrese,  trent'anni fa, quando di anni ne aveva appena 29, appena arrivato in California ha dato un contributo fondamentale ad un'invenzione che ha rivoluzionato la medicina: l'insulina artificiale, che lancio' un settore allora pionieristico e oggi di primissimo piano, quello delle biotecnologie.
Torresi e Crea hanno parlato delle loro imprese con una modestia che ha dell'incredibile (per l'Italia, qui e' la regola che personaggi eccezionali siano gentili ed alla mano). 
Faggin ha invece esaminato con lucidita' e amarezza le ragioni dell'arretratezza dell'Italia, ricordando che in campo tecnologico, rispetto al resto del mondo, 40 anni fa il nostro Paese era molto piu' avanzato di oggi. 
Potete leggere di Torresi e Crea, come di molti altri, sul blog Italiani di Frontiera, che presto ospitera' anche l'intervento di Faggin.

mercoledì 9 aprile 2008

Quattordici motivi per cui Francesca preferisce la High School al liceo




Dopo due mesi e mezzo alla Gunn High School di Palo Alto posso sicuramente dire che per me la scuola americana e' migliore, piu' interessante e piu' organizzata delle scuole italiane. Questi secondo me i motivi piu' importanti.

1) Puoi scegliere le materie da studiare (ci sono un massimo di 7 materie di cui 4 sono obbligatorie: inglese, matematica, storia e una materia scientifica (può essere fisica, chimica biologia ecc...) più educazione fisica solo per i primi due anni.

2) Tra quelle che puoi scegliere ci sono materie interessanti come fotografia, teatro, arte, canto, musica, computer e cucina.

3) Il rapporto con i professori è completamente diverso da quello che c'è in Italia, ovvero non c'è un atmosfera di paura, stile film dell'orrore, ma c'è un rapporto sereno e amichevole con gli insegnanti.

4) I voti che danno sono molto più alti di quelli che danno in Italia, il che credo che aiuti molto, perchè sprona gli alunni ad impegnarsi di più in quanto gli sforzi sono davvero ricompensati e non come in Italia, dove ti fanno sudare sette camicie per arrivare ad avere un misero 6.5/7!

5) Danno voti su tutti i compiti a casa, il che alza la media dei voti.

6) I professori cercano davvero di aiutare gli alunni e non di metterli in difficoltà, come spesso accade nelle scuole italiane.

7) Niente interrogazioni orali.

8) Mi piacciono molto i loro metodi di insegnamento, molto interattivi. Usando per esempio laboratori o mostrando video su YouTube e tanti esperimenti.

9) Molti professori mettono un timbro su ogni compito a casa svolto e dopo un certo periodo, 2 o 3 settimane, controllano il numero di timbri e se è un numero sufficiente mettono un voto positivo che alza la media.
10) C'è un forte spirito di corpo, nella scuola. Per esempio nelle gare di atletica della scuola, molta gente va a vedere e a fare il tifo per gli alunni in campo.

11) La scuola organizza tantissime attività extrascolastiche come ad esempio i balli, spettacoli cabaret, spettacoli dei professori.

12) La scuola non è uno spazio chiuso. Da casa puoi entrare attraverso il sito della scuola in un tuo spazio personale dove puoi leggere i compiti da fare, i voti ricevuti e le date delle verifiche.

13) Ogni alunno ha un tutor personale (anche se il mio è un po' tonto) da consultare in ogni situazione di bisogno e che ti aiuta molto specialmente l'ultimo anno nella scelta del college.

14) Alla fine dell'anno agli alunni tocca dare un giudizio sui professori (il che spinge gli insegnanti a comportarsi bene durante tutto l'anno, per non ricevere un giudizio negativo).

F.

mercoledì 19 marzo 2008

L'Universita' di Santa Cruz rende omaggio al cinema italiano dedicandogli uno spazio. Nel gabinetto


La University of California a Santa Cruz, localita' liberal sul Pacifico, e' il posto che tutti gli studenti sognano. 
Un campus che e' una collina. Sogno per gli studenti, incubo per chi ci deve andare per la prima volta per una conferenza, senza uno straccio di segnaletica, su e giu' sino allo spiazzo giusto. Ma al parcheggio sbagliato. Niente addetti per consegnare il pass, come promesso. Lasciare l'auto per un'ora e un quarto in uno dei tanti posti liberi puo' costare salato. Settantasette dollari per la precisione. Ma ne valeva la pena...

Un po' per la lecture di Alexander Stille (che poi ci ha regalato un paio di commenti sconfortanti sull'attualita' italiana, trovate tutto su
Italiani di Frontiera),  che ha introdotto un convegno sulla violenza nella storia dell'Italia. 
Ma soprattutto per gli incontri con una raffica di docenti italiani delle universita' californiane (leggete qui) e tanti docenti americani studiosi di storia italiana.
 Ma la chicca, che ha ripagato di tante amarezze, multa compresa, e' stato scoprire che l'Universita' cosi' attenta alle vicende italiane di ieri e di oggi, ha dedicato una stanza al cinema italiano, arredandola con manifesti dei capolavori del passato: Otto e 1/2, Riso amaro, Paisa'...
Si vabbe', la stanza e' il gabinetto ma non stiamo a fare gli schizzinosi, con i tempi che corrono... 
Il vostro cronista ha comunque documentato con foto la simpatica iniziativa.

lunedì 25 febbraio 2008

Palo Alto, storia di un albero che ha dato il nome alla citta'


Una sequoia sempervirens, che ha poco meno di mille anni e se la passa meglio oggi che nell'Ottocento, quando la fuliggine dei treni a vapore che passavano sulla ferrovia che la sfiorava aveva compromesso la sua chioma.
E' quest'albero ad aver dato il nome (dallo spagnolo) alla citta' di Palo Alto, sede temporanea dei Bonzi.us. Una sequoia che compare sugli stemmi della municipalita' e della Stanford University.
Secondo wikipedia, l'albero ha oggi circa 940 anni ed e' alto 33,5 metri, otto in meno di quelli che misurava nel 1951. E' tutelato come monumento storico, visto che e' da secoli un punto di riferimento. 
La sua posizione strategica consentiva appostamenti per controllare la zona circostante. Li' bivaccavano gli indiani Costanoan/Ohlone e li' sotto, come ricorda una targa, si accampo' nel 1769 la spedizione di Gaspar de Portola' i Rovira (1716-1784), esploratore spagnolo e fondatore delle citta' di Monterey e San Diego.
La preziosa foto d'epoca che l'autore (il sottoscritto) allega, ritrae la storica sequoia che aveva due tronchi sino al 1880, quando una tempesta abbatte' quello di sinistra.
Fine della descrizione.

giovedì 14 febbraio 2008

San Valentino: massacro nel 1929 a Chicago, trappola nel 1984 a Sesto...


"Non parlero'... nessuno mi ha sparato...", disse da vero duro Frank Gusemberg prima di tirare le cuoia. Unico delle sette vittime del massacro di San Valentino, 14 febbraio 1929, a non morire sul colpo, nella strage ordinata da Al Capone per spazzar via un gangster rivale ai tempi del Proibizionismo.
A proposito di massacri, il giorno di San Valentino, 1984, un ignaro cugino della sposa arrivava bel bello al matrimonio della cugina a Sesto San Giovanni, da Pordenone dove lavorava.  Ignorava l'ingenuo l'agguato in atto ordito a sua insaputa dalla testimone della sposa.
Dopo tutto i Bonzi.us senza quel massacro, pardon incontro, non ci sarebbero stati... 
Oggi non paghi dell'impietosa sorte, abbiamo festeggiato con una cena, ospiti Maria e Ugo, lei soprano e vicepresidente in California dell'Ordine dei Figli d'Italia in America, che ci e' venuta ad accogliere all'aeroporto al nostro arrivo, davvero gentile e commovente. 
Lui di S. Benedetto del Tronto, arrivato a San Francisco quando aveva undici anni.  Complici un risotto ed un pollo, abbiamo quasi dimenticato il massacro...