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domenica 10 ottobre 2010

Francesca (e Italiani di Frontiera) alla Settimana della Comunicazione 2010


Un mese di lavoro niente male per Francesca, stagista alla Settimana della Comunicazione 2010 da poco conclusa con successo a Milano, organizzata dagli amici di Richmond Italia.
Qui sotto un videodiario personale dell'evento, che ha ospitato alla Bocconi Italiani di Frontiera...

giovedì 11 settembre 2008

Us memories 5 - Sei mesi fantastici ma con molte rinunce



Sei mesi fantastici, intensi, un concentrato di stimoli, idee e incontri indimenticabili.
Certo che non sono state vacanze. E l'elenco di cose che avremmo voluto vedere o fare, anche dietro casa, ma alle quali abbiamo dovuto rinunciare e' davvero sterminato.
Da dove cominciare? Da turisti, mai stati a Napa Valley, cuore della viticoltura californiana, a Lake Tahoe, meta turistica montana per eccellenza, ed al bizzarro Hearst Castle. Per non parlare dei musei di San Francisco: non siamo stati nemmeno al Museo del computer di Mountain View, a pochi chilometri da casa...
Avrei tanto voluto tornare ad una cerimonia religiosa con canti gospel ma abbiamo appena potuto sentirne qualcuna da fuori, dopo che Ale la domenica mattina aveva giocato a calcio... e che dire dei Pow Wow, i raduni degli indiani d'America? Neanche, uno, con lo smacco di scoprire solo il giorno dopo che ce n'era stato uno proprio alla Stanford University, a pochi minuti da casa...
Simbolo delle mie personali rinunce,  il cinema retro' nel centro di Palo Alto, riservato a film d'altri tempi. In una giornata, due film di seguito dei fratelli Marx. E io niente, ero troppo impegnato. Mi sono dovuto accontentare dell'insegna, bellissima...

domenica 24 agosto 2008

Us memories 4 - Scopa, paletta e un sorriso che non si dimentica



Un pomeriggio, "K. & K", due ragazzine sui tredici anni, una bionda l'altra mora con lineamenti asiatici, hanno bussato alla porta presentandosi con scopa e paletta, offrendosi di fare pulizie in cambio di un piccolo compenso. 
Avevamo il garage e lo spazio antistante da sistemare, non dimentichero' mai la loro gioia quando ho promesso di dar loro dodici dollari. 
Si sono messe al lavoro di buona lena, hanno ripulito alla grande ottenendo un piccolo extra, oltre a un bicchiere di aranciata e dei biscotti, per spazzare anche una parte del giardino.
 Non so se venissero dal parcheggio per camper e case mobili all'incrocio  tra El Camino Real e la nostra strada, Los Robles, dove abitano buona parte dei meno ricchi di una zona estremamente agiata. 
Con un sorriso, mi hanno ricordato che i ricchi eravamo noi in quel momento (e quei dodici dollari, piu' o meno otto euro, per loro erano una somma niente male).  Che i ragazzini in America sono abituati come tutti a darsi da fare. E che anche nel cuore dell'hi tech mondiale, fra ville abitate da diversi milionari, c'e' chi se la passa molto meno bene.

sabato 24 maggio 2008

Galleria di ritratti al party di Matteo, compagno di scuola di Pola che torna in Italia



La festa cosmopolita di arrivederci per Matteo, compagno di scuola marchigiano nel corso d'inglese di Pola che torna in Italia, e' stata ieri sera occasione per realizzare una piccola galleria di ritratti.
Gente simpatica, di ogni eta' e di ogni provenienza.

lunedì 19 maggio 2008

Alcuni dei ragazzi del Fermi, che non ho dimenticato

Via mail mi è arrivata una foto scattata durante i festeggiamenti del mio ultimo giorno di scuola, prima della partenza per gli Stati Uniti, con alcuni ragazzi del Liceo Tecnologico Fermi di Desio.
Mi sembra un secolo fa. Avevo la testa un po' confusa per le manifestazioni di affetto, gli occhi lucidi per l'emozione, un po' di senso di colpa per il dovermi allontanare dai miei ragazzi sulla dirittura d'arrivo.
Con alcuni miei studenti, e con Alberto, il collega che ha preso il mio posto in questi mesi, ho mantenuto i contatti. E spero proprio che i ragazzi delle quinte S, T e U facciano bella figura in sede di esame.
Grazie a Sara, che ha immortalato un momento magico e commovente della mia vita.

martedì 13 maggio 2008

Gli Usa devono prepararsi ad un mondo "post-americano", dice Newsweek. E per l'Italia c'e' poco da scherzare



Chi si poteva immaginare un tempo di venire qui negli Usa e fare quasi... i signori (cioe' sopravvivere) grazie all'euro?
 Tra guerra che sembra non finire piu', benzina alle stelle e recessione, gli americani sono depressi. Superati da altri Paesi in crescita anche nel loro sport preferito, lo shopping. Mentre il mondo si avvia verso un'era "post-americana", scrive nel suo ultimo editoriale (sintetizzato in un video) Fareed Zakaria, americano di origine indiana, direttore dell'edizione internazionale di Newsweek, con un estratto dal suo libro di imminente pubblicazione, "The Post-American World"(W.W. Norton & c.). 
Piu' del declino degli Usa, e' il boom di altri Paesi ad aver scompaginato gli equilibri, dice il giornalista. Convinto che gli Usa abbiano pero' quattro forti ragioni per guardare con fiducia al proprio ruolo nel futuro. Altrettanti motivi di amarezza, per un lettore italiano. Visto che si tratta proprio di quattro punti deboli del sistema Italia.

Da un sondaggio del mese scorso 81 americani su 100 si sono detti convinti che il Paese sia su una strada sbagliata. Negli ultimi 25 anni non era mai successo, osserva Zakaria. Convinto che il diffuso senso di frustrazione e delusione vada ben al di la' delle cifre sulla disoccupazione e la recessione che affliggono il Paese. 
Gli americani percepiscono che si sta profilando un mondo diverso, in cui il loro Paese non primeggera' piu' come in passato, dice l'editoriale intitolato "The Rise of the Rest" (la crescita del resto).
 L'edificio piu' alto del mondo e' a Taipei e presto sara' a Dubai, la raffineria piu' grande e' in India, l'industria del cinema piu' grossa non e' piu' a Hollywood ma in India, Bollywood. Persino il piu' grande casino' non e' piu' a Las Vegas ma a Macao. Mentre gli Usa hanno perso il primato anche nel loro sport preferito, lo shopping. E il Mall of America del Minnesota, un tempo centro commerciale numero uno al mondo, oggi non figura nemmeno fra i primi dieci.
Secondo Zakaria, e' stata una congiuntura positiva a propiziare la crescita esplosiva di nuove potenze economiche, come Cina, India e Russia.  In un mondo che paradossalmente non e' mai stato meno violento e agitato da sconvolgimenti. Anche se la percezione dell'opinione pubblica e' opposta. Semplicemente, dice Zakaria, perche' il progresso dei media ci porta rapidamente in casa notizie di disastri da ogni parte del mondo. Mentre nei decenni scorsi tragedie immani come quella del'Indocina, del Congo o del Ruanda hanno avuto un risalto molto inferiore. 
E anche la violenza della criminalita' metropolitana cifre alla mano, dice il giornalista, non e' affatto in aumento.    
L'ingresso sulla ribalta di nuove potenze mondiali in vertiginosa crescita sta ridimensionando il ruolo degli Usa,  rileva Zakaria. Convinto pero' che gli Stati Uniti abbiano concreti motivi per guardare al proprio futuro con ottimismo. Ed elenca quattro ragioni pricipali. 
1) Gli Usa sono un Paese straordinariamente duttile, capace di trasformare le difficolta' in opportunita', adattandosi a scenari nuovi.
2) Il cuore dei nuovi settori strategici hi tech del futuro, nanotecnologie e biotecnologie, e' fortemente concentrato negli Stati Uniti, che in questo campo non temono concorrenza.
3) Il settore che meglio funziona negli Usa e non ha rivali al mondo e' quello del'istruzione: Universita' capaci di attirare talenti da tutto il mondo e di sfornarne altrettanti. Una base fondamentale per costruire il futuro. 
4) Gli Usa non sono un Paese vecchio. E mentre l'Europa tra cinque o dieci anni come eta' media potra' assomigliare alla Florida, dove si concentrano una parte degli anziani di America, il Paese sa rafforzarsi con robusti innesti di forze giovani e nuove, grazie all'immigrazione. 
Quattro motivi di speranza per gli Usa. 
Hainoi, a pensarci bene sembrano altrettanti punti deboli del sistema Italia...

sabato 26 aprile 2008

martedì 26 febbraio 2008

Cosa aspetta i nostri ragazzi? Una riflessione quasi seria sulla "Generazione Globale Why"


Il modo di lavorare e di consumare nel mondo sta cambiando radicalmente, e lo si deve in buona parte ad una nuova generazione di ultraventenni, in prevalenza dell'ex Terzo Mondo. 
Visto che la faccenda riguarda un po' noi, che questo mondo cerchiamo di capire, ma soprattutto i nostri ragazzi, per una volta i Bonzi.us vi propongono un riflessione quasi seria.
Lo spunto  viene da un sito chiamato brandchannel.com, che ha definito Generazione Why questo nuovo importante gruppo sociale, protagonista a livello globale.
Non sono presenza dominante in Usa, Giappone ed Europa, lo sono invece in Paesi dell'Asia come il Vietnam, dove la meta' dei 90 milioni di abitanti ha meno di 30 anni.
Cos'hanno di particolare questi giovani? 
Sono una generazione tcnologicamente preparata, che conosce le lingue ed e' disposta a viaggiare per trovare un futuro migliore, verso mercati piu' favorevoli. 
In Cina sono 200 milioni e precedono una generazione che oggi ha 18 anni e conta 387 milioni di persone, piu' dell'intera popolazione Usa.
Una generazione, osserva brandchannel.com, che in Paesi come Sudcorea e Grecia e' la prima a crescere in un ambiente di prosperita', mentre nei Paesi dell'Europa del'Est e' la prima del postcomunismo.
Bene, nessun altro gruppo sociale, dice ancora brandchannel.com, si e' affacciato sul mercato con altrettanta consapevolezza: comunicando in tempo reale a livello globale, abituati a disporre di una connessione in pratica a tempo pieno, considerando il mondo come uno spazio senza confini.
Una generazione che e' convinta di poter creare una propria vita commisurata ai propri bisogni ed esigenze. 
Con questa generazione, dice il sito che si occupa di mercato e marchi, le aziende dovranno fare i conti e riuscire a comunicare in modo positivo. Cioe' una comunicazione bidirezionale, che lancia messaggi ma costantemente li sa anche recepire. 
Ragazzi che mettono il proprio profilo su MySpace e diffondono video su YouTube. E le aziende devono conoscerli a fondo, dice brandchannel.com, non solo per vendere loro prodotti che soddisfino la propria esigenza di essere caratterizzati da quel che comprano o indossano (essere esclusivi conta piu' che essere famosi) ma perche' questa generazione vuole anche lavorare in aziende che abbiano un carattere ed un'immagine in cui riconoscersi. E non considera piu' il lavoro qualcosa al quale tutto il resto della vita deve essere subordinato.
    Con questa generazione e quella che segue, aggiungiamo noi, dovranno fare i conti i nostri ragazzi. 
Potranno forse farne parte, condividendone la dimestichezza con gli strumenti della tecnologia. Difficile invece che possano avere la stessa determinazione e la voglia, se necessario, di lasciarsi alle spalle le protezioni familiari ed affrontare il mondo in Paesi stranieri.

mercoledì 6 febbraio 2008

Una mamma multifunzionale



Ah vai negli States..., i figli studieranno, Roberto lavora e tu che farai?
Niente appunto.
Tranne che:
Colf ( uso lavatrice e asciugatrice in continuazione giusto per il gusto di usarle)
Cuoca ( con pochi attrezzi ma buoni ingredienti)
Segretaria ( meticolosa e pedante)
Autista ( il pericolo è il mio mestiere, far da navigatrice proprio no)
Aiuto ricercatore di tendenze ( ho occhio? forse. Di sicuro ho stomaco: tanta fame dopo ore di caccia alle tendenze)
Teacher di sostegno ( I hope I can arrange)
E di notte? Se dorme