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domenica 1 agosto 2010

Visitors 1 - Sabrina in missione da San Francisco con il nuovo Bonzi.Us iPad


Nei giorni dell'uscita di iPad, una preziosa tavoletta digitale e' arrivata pure in casa Bonzi.Us. Direttamente dalla California, con un corriere d'eccezione, la mitica Sabrina "angelo custode" della nostra avventura Usa.
La foto in terrazzo con famiglia era da dimenticare, ecco allora Sabrina in visita a Reuters, immortalata con iPad appena consegnato e Gabriella, preziosa amica e collega che per qualche giorno ha pure partecipato alla nostra avventura californiana, condividendo la nostra passione per Sabrina...

lunedì 16 novembre 2009

Da San Francisco al Garda per annunciare che sta per diventare papa'


Sembrava un raduno di amici freschi di Erasmus, da Italia, Francia, Spagna e Usa. Tutti rigorosamente Under 35 (molti Under 30) con soli due pimpanti over 50.
Beh abbiamo imparato a fronteggiare situazioni del genere dal soggiorno a Silicon Valley, con quella prima visita traumatizzante a Google, dove nessuno sembrava superare i 30...
La festa comunque, qualche settimana fa in una bella villa di famiglia sul Garda, e' stata quella di Alberto, nostro amico friulano trapiantato in California (al centro, nella foto).
Incrociato piu' volte a San Francisco, Alberto ha voluto attorno a se' amici di Paesi diversi per un annuncio a sorpresa: sta per diventare papa'! Di due gemelli, mentre la mamma e' di Los Angeles. Sorpresa pure per lui, par di capire.
Commozione, gioia, un motivo in piu' (ce n'era bisogno?) per brindare. Festa grande, per la cronaca l'occhio attento di Pola ha colto l'essenza (della festa? Del mondo contemporaneo?) Guardate le immagini e scoprirete che le ragazze se la spassano, i maschietti si dedicano alla corvee'...

sabato 11 luglio 2009

Grande foto... dov'e' il trucco? Grazie, Franco!


Grande foto, quella di Franco Folini, nostro amico di San Francisco. Semplice ma ci si potrebbe discutere per ore, su soggettivita' dello sguardo... 
Dov'e' il trucco? Indovinate...


Qui il resto del post

domenica 22 febbraio 2009

Top friends: i Naneviczs, molto piu' che padroni di casa



Benedetto Craiglist e quell'inserzione con la foto della casa con ponticello al 970 di Los Robles. Che e' diventata la nostra, per sei mesi a Palo Alto. E che ci ha permesso di diventare amici dei Nanevicz, molto piu' di padroni di casa, che ce l'hanno affittata durante una loro temporanea trasferta a San Francisco.
Karen e Mike ci hanno aiutato in tutto, Shirley, mamma di Mike, e' stata deliziosa padrona di casa ospitandoci in cene di famiglia, mentre Tania, sorella di Mike, da medico ci ha fornito preziose consulenze quando e' stato necessario.
Con loro ed i loro figlioli abbiamo trascorso momenti deliziosi. Ci siamo sentiti parte della famiglia. E li abbiamo fotografati in tutte le salse...
Qui una galleria a loro dedicata. 
Thanks, Naneviczs!


giovedì 11 dicembre 2008

Indicare il futuro, senza sfera di cristallo ma con un mouse. Questo signore che lavorava vicino a noi l'ha fatto, 40 anni fa



L'anniversario e' dell'altro ieri ed e' stato celebrato con un evento all'Universita' di Stanford.
Il 9 dicembre 1968, Douglas Engelbart, ricercatore visionario (oggi ha 83 anni), realizzava a San Francisco quella che e' stata definita "la madre di tutte le presentazioni". Novanta minuti indimenticabili per i mille presenti, che indicarono il futuro.
Avete presente Hal 9000, il supercomputer di "2001 Odissea nello spazio"? Cosi', giganteschi e onnipotenti, si immaginavano negli anni Sesanta i computer del futuro.
Doug sul palco indico' un'altra strada, che avrebbe potenziato non l'intelligenza artificiale in mano a pochi, ma l'intelligenza collettiva. E azzecco' quasi tutto: connettivita', ipertesti, finestre sullo schermo... in mano non aveva una sfera di cristallo ma una scatola di legno con rotelle che aveva inventato lui (dopo aver provato comandi a pedale e a... ginocchio): il mouse
Doug era stato il fondatore dell'Augmentation Research Center dello Stanford Research Institute, dove lavorava,a Menlo Park, pochi chilometri da dove abitavamo noi, a Palo Alto.
Qui Doug oggi, in un video di Wired, qui l'evento celebrativo dell'altro giorno a Stanford.

sabato 1 novembre 2008

Bye ye Bush 2 - Verita' sull'11 Settembre



"Verita' sull'11 Settembre".
"La Cia controlla tutti i principali media" (firmato William Colby, ex direttore della Cia).
Manifestazione qualche mese fa in centro a San Francisco.
Tocchera' a Obama far pulizia?

Bye bye Bush 1 - L'imperatore non ha cervello...

"L'imperatore non ha cervello". "Impeachment per quel figlio di Bush".
Oramai e' troppo tardi...

lunedì 13 ottobre 2008

Us Bizarre 7 - North Beach, una figura inquietante sul terrazzo



Sullo sfondo la celebre Coit Tower che l'omonima signora fece costruire, simile alla lancia dei pompieri, in onore dei vigili del fuoco per i quali aveva una venerazione (battute e allusioni si sprecano).
In primo piano una figura inquitante, a ornare una terrazza niente male. In uno dei nostri quartieri preferiti di San Francisco, North Beach, tra locali italiani e fasti di Beat Generation...

Us Bizarre 6 - Non parcheggiate, ve lo chiedo col sorriso



Ci sono tanti modi di segnalare un divieto di parcheggio davanti al garage.
Questo, in una strada di San Francisco, e' davvero curioso e simpatico. Specie per chi e' abituato a veder affrontare le questioni automobilistiche a muso duro...

Us Bizarre 5 - Mangiare con sopra la testa una sfilza di moto d'epoca



A due passi dalla centrale Market Street, uno dei locali piu' bizzarri incrociati a San Francisco.
Eddie Rickenbacker's e' una sorta di istituzione, al 133 della 2nd Street.
Magari non tutti sono entusiasti della cucina e del servizio ma l'atmosfera e' unica.
E dove mai vi puo' capitare di bere qualcosa al banco o sedervi al tavolo del ristorante, sovrastati da una fantastica collezione di moto d'epoca appese al soffitto?
Andate da Eddie e resterete col naso all'insu'....

Us Bizarre 4 - Raccogliete i rifiuti dal cestino? Per favore pagate



Ma a chi puo' venire in mente di piazzare un cartello su un  cesto di rifiuti, chiedendo ironicamente ai poveracci che ci rovistano di pagare per quel che prendono? 
Qualcuno l'ha fatto, a San Francisco.

mercoledì 6 agosto 2008

Us memories 1 - Sulla tomba del conte bellunese sopravvissuto a Little Big Horn



Nelle ultime due settimane Usa sono riuscito finalmente a scoprire dove stava ed a rendergli omaggio, visitando per due volte il cimitero dove si trova la sua tomba. 
Dopo tutto,  la nostra avventura e' un po' partita dalla scoperta di Carlo Camillo di Rudio (1832-1910) e delle altre fantastiche storie di italiani del West scovate con fiuto da Cesare Marino, amico impagabile e antropologo allo Smithsonian Institution, che ha ispirato parte del nostro progetto.
Qui trovate un profilo di Cesare. 
Il cimitero militare e' quello del Presidio, con Mission Dolores uno dei primissimi avamposti di San Francisco. 
Un display elettronico permette di individuare i nomi dei soldati sepolti. Con qualche fatica, visto che  quello del conte e' americanizzato in Charles DeRudio. 
Il Golden Gate Bridge e' a poca distanza, il vento fa sbattere i cordoni delle bandiere sui pennoni. Poi silenzio assoluto. Mi sono proprio emozionato.

venerdì 4 luglio 2008

Gay Pride, allegro sfoggio di trasgressione. Una parola che qui vuol dire un'altra cosa



Queste immagini se volete potete risparmiarvele. Sono quelle del Gay Pride, la giornata dell'orgoglio omosessuale  che domenica scorsa, com'e' tradizione nelle ultime domeniche di giugno, travolge il centro di San Francisco in una confusione di colori e di ruoli sessuali. 
A qualcuno danno fastidio, a cominciare dai nostri ragazzi. Ma si capisce, l'ambiguita' sessuale e' una delle cose che piu' disorientano un adolescente, nella fase delicata in cui sta definendo la propria personalita'. 
Per noi ha avuto un significato diverso, questa trasgressione esibita e portata all'estremo, che un po' stordisce. Perche' l'abbiamo confrontata con quel che significa in Italia trasgressione, parola tanto abusata quanto svilita nel significato. Associata in genere a qualcosa che deve dare scandalo e provocare gli altri, o a comportamenti smodati, tipo sballo. 
Qui invece tutto riguarda l'estensione all'estremo della liberta' individuale e della tolleranza nel rispetto altrui: posso vestirmi nel modo piu' pazzo, oppure girare nudo. E non do fastidio a nessuno. 
Un pizzico di autoironia non guasta e sdrammatizza i comportamenti piu' estremi, tutto diventa piu' leggero. Proprio come alla bizzarra corsa Bay to Brakers, trionfo di eccentricita'. Non sempre e' stato cosi', questa citta' ci e' arrivata a prezzo di battaglie e sacrifici. Ma con il retroterra culturale ideale.  
Perche' questa non e' America, e' San Francisco.
Qui la galleria fotografica.


lunedì 23 giugno 2008

Gradass.Us: intervistato in inglese, forse ora ho capito cosa ci sto a fare qui



Veder le cose dal di fuori aiuta. Noi tentiamo di farlo, raccontando la nostra avventura in California.
Poi capita che un imprenditore e amico (grazie Franco!) ti chieda un'intervista in inglese per il sito della Business Association Italy America, con tanto di foto e logo Italiani di Frontiera.
E che dalle risposte finalmente cominci io stesso a capire che ci sto a fare qui.
Qui il link al post su Italiani di Frontiera che rimanda all'intervista.
Di seguito la traduzione in italiano.

Ecco il testo dell'intervista.

- Un paio di mesi fa ho ricevuto una email da Roberto Bonzio che mi chiedeva un'intervista. Roberto mi diceva che era qui a Silicon Valley per alcuni mesi per un progetto sugli italiani.
Dopo poche email abbiamo fissato un appuntamento e pochi giorni dopo ci siamo incontrati nel mio ufficio. Abbiamo parlato per due ore delle mie esperienze negli Usa e della mia azienda, Novedge. Un paio di giorni dopo Roberto ha pubblicato l'intervista sul suo blog, Italiani di Frontiera. L'ho letta e sono rimasto stupito nello scoprire quanto Roberto fosse stato capace di cogliere dalla nostra chiacchierata. Malgrado avesse preso pochi appunti, aveva capito tutti i particolari del nostro sistema online e delle nostre strategie, cosi' come i punti di forza e di debolezza della nostra azienda.
Impressionato dalle capacita' professionali di Roberto, sono diventato un avido lettore del suo blog, scoprendo una miniera di articoli, storie e persone interessanti. Pur non essendo io stesso un giornalista, ho voluto restituire il favore a Roberto invitandolo cosi' ad essere intervistato sul blog di Baia. Ecco le mie domande e le sue risposte.
- Roberto ci puoi dire qualcosa di te e della tua professione?

Sono nato a Mestre Venezia, ho iniziato a lavorare cone cronista al quotidiano di Venezia Il Gazzettino, come mio nonno Roberto, mio padre Giovanni "Gibo" e oggi mio fratello Giampaolo. Nel 1986 sono andato al Giorno, quotidiano nazionale di Milano, passando a Reuters nel 2001. Essere intraprendente ed anticonformista spesso non e' d'aiuto, lavorando in Italia, anche nei media. Ho avuto piu' occasioni con reportage in giro per il mondo per delle riviste. Poi ho trovato in Reuters una fantastica occasione per del buon giornalismo ed una prospettiva internazionale. E nel web l'ambiente ideale per la mia disordinata curosita'. Che va dai film (mi sono laureato all'Universita' di Venezia in Storia del Cinema con una tesi su Harpo Marx), alla musica (suono un sacco di strumenti, non potete credere quanti e quanto male), rugby. E nuovi media.
- Cos'e' il progetto Italiani di Frontiera e come ti e' venuta quest'idea?

Meno di un anno fa, stavo solo tentando di immaginarmi come poter "sopravvivere" come giornalista freelance in aspettativa negli Usa, con mia moglie Pola insegnante di Scienze ed i figli (Alessandro 18, Francesca 16, ora felici studenti alla Gunn High School). Sapevo poco degli italiani della Baia. Tre email hanno cambiato il mio modo di vedere (e speriamo la mia vita): da Matteo Daste (Baia), Jeff Capaccio (Sviec) e Paolo Marenco (Silicon Valley Italian Study Tour). Ho capito dalle loro impegnate risposte che c'era una grossa storia che aspettava di essere racontata. E che questo era il momento giusto (non solo per il Super-Euro), in un fiorire di iniziative (Baia, Sviec, Mind the Bridge) ed anche il coinvolgimento dell'ambasciata Usa. In Italiani di Frontiera sto intervistando imprenditori, ricercatori, ingegneri. Alcuni giovani arrivati da poco, alcuni veterani che hanno fatto cose straordinarie, come Federico Faggin, Roberto Crea ed Enzo Torresi. Sono una miniera d'oro di ricordi, iniziative, sfide. Ancor piu' preziosi sono i loro pensieri e commenti critici sull'Italia, i suoi pregi ed i suoi difetti. Ora un blog, poi un sito web interattivo con video, Italiani di Frontiera diventera' un libro in Italia, sponsor il Centro Formazione Management del Terziario, per l'editore Francoangeli. E in testa ho molto altro ancora...
- Dopo aver trascorso un po' di tempo a Silicon Valley, come' cambiata la tua opinione sull'America e il modo di vivere americano?

Ero venuto la prima volta negli Usa 30 anni fa da giovane autostoppista. All'epoca questo era un altro mondo rispetto all'Italia. Furono le automobili enormi ed i comportamenti stereotipati a colpirmi maggiormente. Oggi le auto sono piu' piccole, sono ancora colpito da standardizzazione e prevedibilita' nella vita quotidiana. A volte mi sembrano divertenti, altre noiose. Ma capisco che queste regole rigide sono una base fondamentale per un Paese nulticulturale e multietnico. Nel frattempo, l'Italia e gli italiani sono diventati piu' standardizzati e stereotipati, dopo anni di piatto consumismo ed edonismo idiota, alimentato da una sovraesposizione di modelli televisivi. Ma a loro mancano quella base di regole e di senso civico, molto forti qui. Abbiamo ancora un senso della qualita' della vita, in termini di amicizia, cibo, bellezza. Mente a volte ho la sensazione che una parte dello stile di vita americano, nella sua rincorsa al successo, abbia ancora l'obbiettivo di fare soldi per esibire soldi e simboli dei soldi. E dopo... cos'altro?

- Dopo aver intervistato cosi' tanti "italiani" hai trovato qualche sorta di retroterra comune o archetipi condivisi?

Si', sicuramente. E piu' forte di quel che mi aspettassi. Forse per secoli ci siamo dovuti arrangiare e sopravvivere come individui di fronte a imprevisti. E le nostre radici classiche, molto piu' profonde di quanto ci rendiamo conto e ci ricordiamo, sono la base migliore per l'apertura mentale. Italiani laureati in antiquate Universita' italiane qui agiscono in modo fantastico. Molti di loro mi hanno detto che sentono di avere una speciale capacita' di risolvere i problemi al di fuori degli standard meglio degli altri. Qualcuno pensa addirittura che si possa riconoscere un software "fatto da italiani" per un tocco particolare di creativita' ed estetica...

- Una volta tornato in Italia, pensi che riuscirai a comunicare o condividere la tua esprienza?

Se non ci riusciro' la colpa sara' soltanto mia. Perch'e penso che i contenuti ed i pensieri espressi dagli Italiani di Frontiera abbiano un valore eccezionale, per quello che dal mio punto di vista e' oggi l'Italia. Cosi' tanti obbiettivi straordinari raggiunti grazie a italiani da ricordare, mente il Paese e' drammaticamente smemorato. E cosi' tanti esempi da studiare e seguire, nel lavorare sodo, in creativita', coraggio, sfida nella competizione globale, da parte di imprenditori e aziende. Per lo piu' ignorati, in un Paese rincretinito da polemiche locali e pettegolezzi idioti. Una nazione di emigranti, che ora pretende di isolarsi e di proteggersi, invece di sfruttare piu' ampiamente i propri talenti. Apriamo porte e finestre all'aria fresca, in Italia! Piu' web, piu' dimestichezza con l'inglese. Piu' modelli positivi per i giovani. Maggiori opportunita' per le idee ispirate. E piu' sguardi sull'estero, anche sugli Italiani della Baia!

- La comunita' italiana in California e' molto frammentata. Soltanto adesso gli Italiani cominciano ad esser consapevoli di far parte di una comunita', traendo vantaggio da questo. Cosa possono fare associazioni come Baia ed altre istituzioni come il Consolato italiano in questa direzione?

Possono agire con maggior forza, per costituire qui una comunita' potente. Ma penso davvero che in questo, incontri ed attivita' di collegamento debbano essere sostenuti da un forte sforzo culurale. Questo significa innanzitutto sapere quello che gli altri italiani stanno facendo qui. Poi essere consapevoli di quanto possa essere forte il loro contributo ed esempio non solo reciprocamente ma per il loro Paese. Le opportunita' per fare affari non sono abbastanza, abbiamo bisogno di un'attenta riflessione. Sulle doti che hanno consentito ad italiani di agire qui in modo fantastico: apertura mentale, improvvisazione, gusto estetico ecc. E di una riflessione critica su cosa sia d'ostacolo in Italia nel modo di fare impresa. E' uno sforzo culturale perche' dal mio lavoro emerge che cattive abitudini e tradizioni distorte (ad esempio l'estendere la famiglia alla gestione aziendale) rappresentano per l'Italia delle catene piu' gravose di un'infrastruttura antiquata e della mancanza di finanziamenti.

- Tornerai in California con un nuovo progetto?

A dire il vero sono pronto a restare... Scherzo (ma non troppo). Alla fine di luglio devo tornare a Reuters a Milano e finire il mio lavoro sul progetto. Per me e la mia famiglia sarebbe un sogno tornare per restare. Ci sono un sacco di argomenti e collegamenti sui quali lavorare, tra lItalia e la Baia. Potrei avere altri dieci progetti "start up" in testa, come una web radio, che richiedono temo un venture capitalist... perche' quest'avventura e' stata sinora autofinanziata a fatica. Un buon investimento per me, mia moglie e soprattutto per i miei figli teenager, nella loro esperienza internazionale di apertura mentale alla Gunn High School (mentre Ale, bomber del calcio, ha segnato 18 gol in 7 partite con gli Stanford Earthquakes...). Un nuovo progetto e' gia' parte di Italiani d Frontiera. Ho chiamato Italindiani alcune straordinari italiani nel West, scoperti dal mio amico Cesare Marino, antropologo alla Smithsonian Institution ed uno dei piu' eminenti esperti di nativi americani. Quasi sconosciuti sia qui che in Italia, meritano un libro a parte, poiche' hanno dato prova nei secoli scorsi dello stesso coraggioso spirito di Italiani di Frontiera, di cui tutti noi abbiamo bisogno per sfidare la Frontiera Gobale del Ventunesimo Secolo.
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Voglio ringraziare Roberto Bonzio per aver trovato il tempo per fare quest'intervista e per il lavoro incredibile che ha ha fatto in un periodo cosi' breve esplorando la comunita' italiana locale in cosi' poco tempo e mettendo in luce una lista inaspettatamente lunga di imprenditori, ricercatori e personaggi influenti.
Franco Folini

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Commenti

- Congratulazioni Roberto! La vibrante passione che metti nel tuo lavoro e molto palpabile, come e' ovvio il tuo talento nel trovare storie che "avevano bisogno di essere raccontate".
Ma soprattutto sono rimasto impressionato da una dichiarazione molto personale, che non e' facile sentire da italiani, io almeno non l'ho mai sentita: "Se non ci riesco, la colpa sara' soltanto mia"...
Non ho mai pensato di farmi un tatuaggio, ma se mai un giorno lo faro', questa frase sarebbe una buona candidata a comparire... Grazie.
Giorgio Ghersi (fondatore ed ex direttore di Baia ndr).

- E' stato un piacere incontrare Roberto alla Apple per un'intervista. Il suo retroterra e' affascinante e spero riesca a raggiungere un obbiettivo cosi' interessante: raccontare in un libro la storia di Italiani a Silicon Valley.
Cosa verra' dopo? un documentario? Sono qui per questo, visto che fare la cineasta e' il mio mestiere. Come ho detto a Roberto, e' dalla fondazione di Sviec nel 2004 che sto tentando di promuovere la realizzazione di un documentario del genere. Cosi' spero che i nostri percorsi si incrocino nuovamente. Ho molte ore di registrazioni di presentazioni ed interviste con alcuni di questi "fondatori di Silicon Valley" che potrebbero essere ben integrati nelle dimensioni di un documenario... ora si tratta solo di trovare uno o due sostenitori che credano in questo progetto... Grazie!
Enza Sebastiani (filmmaker e consulente Apple ndr).

- Milano, un giorno di pioggia, le 13 del 24 ottobre 2007. E' stato il momento del mio primo incontro con Roberto Bonzio, che all'epoca "sognava la California". In quell'incontro ho cercato di fornirgli una prima immagine di quel che stava succedendo in questo ponte tra Italia e Silicon Valley a partire dalla mia fantastica rete creata dal primo Silicon Valeey Study Tour nell'agosto 2005... SVIEC, Baia, Partnershop for Growth, poi Mind the Bridge, 1GN, Italian Angels for Growth e La Storia nel Futuro... abbiamo fatto un gran lavoro, che non dev'essere perduto. Grazie a Roberto, per averne scritto, con la sua grande penna!
Paolo Marenco

- Ciao Roberto Mi fa piacere sapere quanto vada tutto bene per voi. Prometto di comprare il libro! Saluti a te e la tua famiglia.
Mary Browne (manager Aer Lingus Milano ndr)

mercoledì 11 giugno 2008

Aspettando la Graduation... svelati gli X Files del Prom!



Il Prom e' stato uno degli eventi piu' seguiti, a giudicare da quanto scrittoci da diversi amici dei Bonzi.Us... ma com'era, come' andata e cosa e' successo?
Inutile chiederlo ai diretti interessati, per settimane ci siamo accontentati delle foto di rito nel giardino che avevamo scattato noi, poi e' arrivato un resoconto ultratardivo di Francesca. 
All'improvviso da un archivio a noi precluso, spuntano le foto del Prom 2008!
E quindi in clamoroso ritardo ma al momento giusto per alzare la pressioni in attesa di un altro evento clou, la cerimonia dela Graduation prevista fra poche ore, alcune sospirate immagini dagli X Files del Gunn High School Prom 2008.   
Qui la galleria fotografica.


lunedì 19 maggio 2008

Bay to Brakers a San Francisco: correre in costume o nudi per ridere delle convenzioni



Bay e' la Baia, Breakers le onde che si infrangono, sulla spiaggia dell'Oceano.
 Cosa spinge ogni anno migliaia di persone a correre i dodici chilometri della Bay to Breakers, sui saliscendi di San Francisco, dalla Baia all'Oceano Pacifico, tutti assieme, campioni internazionali,  podisti dilettanti piuttosto allenati, e un esercito di bizzarri buontemponi con ogni tipo di costume, alcuni completamente nudi? 
Domenica eravamo li' ed abbiamo scattato diverse foto dell'incredibile manifestazione.
 Qui una galleria. 
Attenzione: ci sono alcuni nudi integrali. Molto, molto piu' innocui e innocenti delle immagini maliziose e scollacciate ai quali i bambini italiani sono ormai assuefatti da pubblicita' e tv.

Le immagini potete giudicarle da voi. Tentare di spiegare lo spirito di un happening del genere e' difficile. Ma ci proveremo. 
Le origini della gara risalgono al 1912, quando l'evento che doveva mescolare agonismo e goliardia fu creato per risollevare lo spirito di una citta' ancora provata dal terribile terremoto che nel 1906 l'aveva semidistrutta. Corsa piu' longeva del mondo, dice wikipedia, visto che e' stata effettuata ininterrottamente dalla nascita, anche se durante la seconda guerra mondiale arrivo' a contare appena una cinquantina di partecipanti.
La gara comprende persino una sfida tra "centopiedi", concorrenti cioe' che gareggiano legati in gruppi di almeno tredici componenti. Durante il percorso ed alla fine musica di ogni genere, per quella che e' piu' una festa che una gara. 
Cosa si festeggia? Forse la rottura di barriere e tabu'. Ma allegramente. Fantasia e umorismo nei costumi, qualcuno con un messaggio d'impegno sociale: come non ammirare una stoica ecologista che s'immola correndo per dodici chilometri con un pesante costume di erba finta, per fare appello all'energia pulita? 
E non c'e' nulla di meno sensuale e provocatorio che vedere dei podisti (talvolta attempati) arrancare completamente nudi.
 Abituati come siamo a leggere la nostra quotidianita' con parole chiave quali polemica, provocazione e scandalo, si resta disorientati d fronte a questo modo allegro di prendersi in giro e di mostrare il proprio corpo. 
Senza intenti esibizionistici, tanto meno provocatori. Per il gusto libertario e un po' infantile di rompere per un giorno una convenzione. Ma col sorriso, senza slogan e musi duri. E senza dar fastidio a nessuno. In una citta' che dalla Beat Generation al movimento hippy, dall'avvento del personal computer a quello di Internet, e' stata capitale della tolleranza e culla di tutte le pulsioni libertarie. Capaci di rompere gli schemi del pregiudizio e aprire nuovi spazi di espressione allo spirito umano. Senza mai prendersi troppo sul serio.

mercoledì 14 maggio 2008

Gunn High School Prom: il sospirato resoconto della festa



"E il Prom?", ci ha chiesto l'altro ieri dall'Australia Arianna. 
"Volevamo sapere com'era andato il Prom..." ci hanno scritto piu' volte amici e parenti, da Milano e Mestre.
Le principessine hanno i loro tempi, specie in trasferta...
E allora con perfetto tempismo, ecco alla fine l'invocato e atteso resoconto della festa dell'anno in pompa magna della Gunn High School, svoltasi a San Francisco lo scorso 25 aprile.
 Francesca reporting.
Qui le foto.

I preparativi per il Prom del 25 aprile sono iniziati all’incirca un mese prima,  alla ricerca del vestito perfetto, la collana perfetta, la borsetta, gli orecchini e e le scarpe che si adattassero perfettamente al vestito. 
La ricerca in questo campo e’ davvero mooolto dura, i vestiti sono  un infinita’, di tutti i tipi: lunghi, corti, bianchi, neri, oro e multicolour. Ma verso la fine tutti trovano il vestito che piu’ gli si addice.
Ma i preparativi e la ricerca degli accessori sono durati fino all’ ultimo. Infatti, il mattino del 25 aprile io e la mamma eravamo per le vie di Palo Alto alla ricerca di un fermacapelli color oro e grazie a  Dio lo abbiamo trovato! .
Il giorno del Prom, dopo la ricerca del fermaglio tutte le ragazze si sono trovate a casa di una mia amica per prepararsi tutti insieme. Alle 16.30 i ragazzi sono venuti a prenderci. 
E’ usanza che il ragazzo che invita la ragazza regali alla dama un braccialetto coperto di fiori  (che costa la bellezza di 30$) mentre le ragazze devono comprare un fiore da puntare alla giacca dello smoking del cavaliere. 
Il nostro gruppo era composto da 11 persone: Marisol dal Messico nella foto con il vestito blu scuro e la scollatura sul retro, era la dama di mio fratello,  Hadar, israeliana nel vestito azzurro lungo fino alle ginocchia e’ stata invitata al prom da Nathan, il ragazzo alto con lo smoking nero e bordeaux, anche lui israeliano, io con il vestito oro e il ragazzo che mi ha invitato, Michael con lo smoking nero e oro, anche lui israeliano, e il resto delle persone senza “date” o senza appuntamento. La prima Ella dalla Svizzera, con il vestito blu scuro, occhi verdi e capelli ricci, Mataya dall’Olanda anche lei con vestito blu fatto di seta, Jenna olandese con il vestito nero, Lior, israeliana, vestito rosso e l’ultimo Devin l’unico americano purosangue del nostro gruppo.
Dopo le varie preparazioni siamo tornati a casa nostra per fare un po' di foto nel nostro giardino (le potete vedere nella galleria fotografica sopra).
Arrivati a scuola e’ stato interessante vedere tutti i vari vestiti che le persone indossavano.
C’e’ chi si e presentato con gonna grigia, calze viola e zeppa e chi invece con vestito nero corto con gonna a palloncino e rose finte color rosa shocking giganti appese sopra. 
Dopo'un ora circa di pullman, siamo finalmente arrivati  al San Francisco Design Center. Un posto immenso, con 4 piani (noi abbiamo mangiato al secondo), al piano terra uno spazio centrale era stato lasciato libero per i vari balli, tutt’intorno alle sale c’erano i buffet compresa una fontana di cioccolato dove si immergevano le fragole e i marshmallow (ovviamente la maggior parte del cioccolato invece che andare sulle fragole e’ finito in qualche modo ignoto sul mio vestito).
L’ultimo piano era invece riservato alle foto del Prom, con  fotografi che immortalavano le coppiette con sfondi fantasiosi.
La cena a buffet era molto buona, abbiamo mangiato pollo, pure’ e pasta, il tutto ottimo. Dopo cena, balli sfrenati al primo piano che sono durati fino a mezzanotte. Quando siamo dovuti tornare indietro, arrivando davanti alla scuola, vicino a casa nostra, all’1.30 di notte.

domenica 11 maggio 2008

Pangea Day a San Francisco, un meeting memorabile



Alessandro e Francesca hanno partecipato con il consueto entusiasmo, qualche brivido una volta arrivati a destinazione, adombrando il dubbio che il capobanda (chi scrive) avesse sbagliato data o luogo. E invece, posto giusto al momento giusto. Sede del gruppo umanitario Architecture for Humanity, di cui potete leggere qui, un grande studio trasformato in sala proiezioni, un centinaio di persone stipate e sedute a terra (l'inizio non e' stato dei piu' confortevoli) per il Pangea Day a San Francisco. 

Un'atmosfera d'altri tempi, tutti stretti nel buio e molto pazienti con chi ti toglie spazio ( e magari si piazza nell'unico angolo visuale fra te e lo schermo). Ma presto alcuni (tra i quali Alessandro e Francesca) hanno ceduto e lo spazio e' diventato piu' comodo, distesi comodamente sulla moquette (che qui si chiama carpet, i tappeti sono rugs) a guardare bellissimi filmati all'insegna della fratellanza.
La forza delle immagini supera le barriere linguistiche e quasi tutti i film sono godibilissimi anche da chi non conosce l'inglese. 
Dopo un paio di exploit di gruppo (urla e applausi) ripresi da una telecamera e trasmessi in "mondovisione" da Pangea, buffet con tutto quello che ognuno ha portato da casa, incontri e presentazioni per conoscersi, uniti dalla voglia di cose belle che superino le barriere.
Qui una galleria fotografica dell'evento.
I filmati potete riguardarli con comodo sul sito del Pangea Day.
Qui sotto alcuni dei nostri film preferiti.

venerdì 9 maggio 2008

Con Cristiana e Giampaolo a North Beach



Giampaolo e Cristiana arrivati domenica da New York stanno assaporando l'ultimo giorno di San Francisco e Stanford. 
Intanto Gabriella e' andata. Dopo averci immortalato su una suggestiva scalinata di North Beach, quartiere italiano di San Francisco, sede storica della Beat Generation. 
La spiaggia proprio non c'e' ma ci sono posti peggiori dove abitare...