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mercoledì 15 settembre 2010

Estate 2010, deja vu al La Francesca di Bonassola, incontro con gli amici Alpiq



Un deja vu, il ritorno per qualche giorno al villaggio La Francesca di Bonassola, dov'eravamo stati vent'anni fa, con un Alessandro vecchio di... quattro mesi.
Una scoperta Marco e Giovanna De Poli, titolari e gestori del bellissimo villaggio, gia' fantastici documentaristi in giro per il mondo, specializzati proprio in storie di italiani d'altre epoche in America, in stile Italiani di Frontiera. Non poteva non scapparci una presentazione insolita di IdF, per un gruppo di attentissimi ospiti del villaggio...
Qualche giorno a Bonassola e Levanto, poi sulla strada del ritorno puntata nella bella Vigevano, per presentare Italiani di Frontiera ad un evento per i giovani manager di Alpiq. In orario record: inizio dopo cena alle 23.. e sono rimasti (quasi) tutti ben svegli sino alla fine!

sabato 18 luglio 2009

A Berlino per presentare IdF, un diario di viaggio per immagini




Giulia Angelini era una delle mie compagne di liceo piu' brillanti. Avevo perso le sue tracce da oltre vent'anni, anche se sapevo che stava in Germania. Qualche mese fa, mi ha contattato grazie a Internet, dove aveva scoperto il mio progetto Italiani di Frontiera, in tema con il corso sull'emigrazione che stava svolgendo alla Freie Universitat di Berlino dove insegna. Mi ha proposto di tenere una lezione conferenza a fine corso, cosa che ho fatto martedi' scorso, godendo cosi' con Pola della sua ospitalita' e di quattro splendidi giorni in una citta' fantastica come Berlino, ponte fra passato e futuro.
Ecco un diario per immagini del nostro viaggio. 
 Qui la cena di compleanno di Giulia, con la sua famiglia.
  Qui invece le immagini della conferenza all'Universita', qui alcuni scorci della bellissima biblioteca dell'ateneo, progettata dall'architetto Norman Foster.
Alla scoperta della bellissima capitale tedesca, un po' d'immagini di edifici tra presente e futuro, arte di strada,  musei e zoo
Qui infine galleria dedicata alla nostra amica Bruna, giornalista milanese appassionata di tango, incrociata a Berlino. 


sabato 14 febbraio 2009

Pete Seeger e Bruce Springsteen per Obama: "This Land is Your Land"


Cappellino di lana e camicia, a quasi novant'anni Pete Seeger canta con Bruce Springsteen "This Land is your Land" di Woodie Guthrie, patriarca della musica folk Usa, alle celebrazioni a Washington per Barack Obama, alla vigilia del suo insediamento.

A Washington e' stata reinserito un verso che era stato cancellato da tempo.

"C'era un grande muro alto che cercava di fermarmi

un cartello dipinto diceva: Proprietà Privata.

Ma dall'altra parte non c'era scritto niente -

questa e' la parte che fa per te e per me".

Qui testo e traduzione, qui la pagina dedicata alla canzone da Wikipedia.


giovedì 5 febbraio 2009

Obama, giornata storica in una fantastica panoramica hi tech



Con un po' di pazienza, chi c'era si potra' riconoscere tra la folla e voi potreste anche trovare chi conoscete... tra i partecipanti alla storica investitura di Barack Obama.
Foto panoramica semplicemente incredibile. Provate a scorrere da questo link.
Grazie per la segnalazione a Ted, vecchio "amico ritrovato" dopo 30 anni, e grazie alla Rete, che ha colmato le distanze tra Milano e Ottawa. 

domenica 7 dicembre 2008

Italiani refrattari a Internet 2 - Web in calo solo nel BelPaese



Internet gia' a ora di colazione, a casa dei Bonzi.Us.
Ma dobbiamo essere proprio controtendenza, a giudicare dal recente raporto Eurostat, riportato da Reuters nei giorni scorsi. L'Italia infatti sarebbe in coda alle classifiche europee quanto a web,  addirittura l'unico Paese ad aver registrato un calo, tra 2007 e 2008. 
Davvero incredibile, soprattutto per noi, che senza Internet la nostra aventura non avemmo potuto nemmeno immaginarla...
Qui il sommario

Qui il resto del post

domenica 9 novembre 2008

Italiani refrattari a Internet e hi tech. Noi non facciamo testo...



Italiani refrattari al digitale, in coda nelle classifiche di navigazione pro capite nel web, denuncia un'inchiesta del Guardian, riportata in questo post di Italiani di Frontiera.
Come ben sa chi e' venuto a trovarci, noi siamo l'eccezione, alziamo la media hi tech ma forse per questo non facciamo testo...

lunedì 23 giugno 2008

Gradass.Us: intervistato in inglese, forse ora ho capito cosa ci sto a fare qui



Veder le cose dal di fuori aiuta. Noi tentiamo di farlo, raccontando la nostra avventura in California.
Poi capita che un imprenditore e amico (grazie Franco!) ti chieda un'intervista in inglese per il sito della Business Association Italy America, con tanto di foto e logo Italiani di Frontiera.
E che dalle risposte finalmente cominci io stesso a capire che ci sto a fare qui.
Qui il link al post su Italiani di Frontiera che rimanda all'intervista.
Di seguito la traduzione in italiano.

Ecco il testo dell'intervista.

- Un paio di mesi fa ho ricevuto una email da Roberto Bonzio che mi chiedeva un'intervista. Roberto mi diceva che era qui a Silicon Valley per alcuni mesi per un progetto sugli italiani.
Dopo poche email abbiamo fissato un appuntamento e pochi giorni dopo ci siamo incontrati nel mio ufficio. Abbiamo parlato per due ore delle mie esperienze negli Usa e della mia azienda, Novedge. Un paio di giorni dopo Roberto ha pubblicato l'intervista sul suo blog, Italiani di Frontiera. L'ho letta e sono rimasto stupito nello scoprire quanto Roberto fosse stato capace di cogliere dalla nostra chiacchierata. Malgrado avesse preso pochi appunti, aveva capito tutti i particolari del nostro sistema online e delle nostre strategie, cosi' come i punti di forza e di debolezza della nostra azienda.
Impressionato dalle capacita' professionali di Roberto, sono diventato un avido lettore del suo blog, scoprendo una miniera di articoli, storie e persone interessanti. Pur non essendo io stesso un giornalista, ho voluto restituire il favore a Roberto invitandolo cosi' ad essere intervistato sul blog di Baia. Ecco le mie domande e le sue risposte.
- Roberto ci puoi dire qualcosa di te e della tua professione?

Sono nato a Mestre Venezia, ho iniziato a lavorare cone cronista al quotidiano di Venezia Il Gazzettino, come mio nonno Roberto, mio padre Giovanni "Gibo" e oggi mio fratello Giampaolo. Nel 1986 sono andato al Giorno, quotidiano nazionale di Milano, passando a Reuters nel 2001. Essere intraprendente ed anticonformista spesso non e' d'aiuto, lavorando in Italia, anche nei media. Ho avuto piu' occasioni con reportage in giro per il mondo per delle riviste. Poi ho trovato in Reuters una fantastica occasione per del buon giornalismo ed una prospettiva internazionale. E nel web l'ambiente ideale per la mia disordinata curosita'. Che va dai film (mi sono laureato all'Universita' di Venezia in Storia del Cinema con una tesi su Harpo Marx), alla musica (suono un sacco di strumenti, non potete credere quanti e quanto male), rugby. E nuovi media.
- Cos'e' il progetto Italiani di Frontiera e come ti e' venuta quest'idea?

Meno di un anno fa, stavo solo tentando di immaginarmi come poter "sopravvivere" come giornalista freelance in aspettativa negli Usa, con mia moglie Pola insegnante di Scienze ed i figli (Alessandro 18, Francesca 16, ora felici studenti alla Gunn High School). Sapevo poco degli italiani della Baia. Tre email hanno cambiato il mio modo di vedere (e speriamo la mia vita): da Matteo Daste (Baia), Jeff Capaccio (Sviec) e Paolo Marenco (Silicon Valley Italian Study Tour). Ho capito dalle loro impegnate risposte che c'era una grossa storia che aspettava di essere racontata. E che questo era il momento giusto (non solo per il Super-Euro), in un fiorire di iniziative (Baia, Sviec, Mind the Bridge) ed anche il coinvolgimento dell'ambasciata Usa. In Italiani di Frontiera sto intervistando imprenditori, ricercatori, ingegneri. Alcuni giovani arrivati da poco, alcuni veterani che hanno fatto cose straordinarie, come Federico Faggin, Roberto Crea ed Enzo Torresi. Sono una miniera d'oro di ricordi, iniziative, sfide. Ancor piu' preziosi sono i loro pensieri e commenti critici sull'Italia, i suoi pregi ed i suoi difetti. Ora un blog, poi un sito web interattivo con video, Italiani di Frontiera diventera' un libro in Italia, sponsor il Centro Formazione Management del Terziario, per l'editore Francoangeli. E in testa ho molto altro ancora...
- Dopo aver trascorso un po' di tempo a Silicon Valley, come' cambiata la tua opinione sull'America e il modo di vivere americano?

Ero venuto la prima volta negli Usa 30 anni fa da giovane autostoppista. All'epoca questo era un altro mondo rispetto all'Italia. Furono le automobili enormi ed i comportamenti stereotipati a colpirmi maggiormente. Oggi le auto sono piu' piccole, sono ancora colpito da standardizzazione e prevedibilita' nella vita quotidiana. A volte mi sembrano divertenti, altre noiose. Ma capisco che queste regole rigide sono una base fondamentale per un Paese nulticulturale e multietnico. Nel frattempo, l'Italia e gli italiani sono diventati piu' standardizzati e stereotipati, dopo anni di piatto consumismo ed edonismo idiota, alimentato da una sovraesposizione di modelli televisivi. Ma a loro mancano quella base di regole e di senso civico, molto forti qui. Abbiamo ancora un senso della qualita' della vita, in termini di amicizia, cibo, bellezza. Mente a volte ho la sensazione che una parte dello stile di vita americano, nella sua rincorsa al successo, abbia ancora l'obbiettivo di fare soldi per esibire soldi e simboli dei soldi. E dopo... cos'altro?

- Dopo aver intervistato cosi' tanti "italiani" hai trovato qualche sorta di retroterra comune o archetipi condivisi?

Si', sicuramente. E piu' forte di quel che mi aspettassi. Forse per secoli ci siamo dovuti arrangiare e sopravvivere come individui di fronte a imprevisti. E le nostre radici classiche, molto piu' profonde di quanto ci rendiamo conto e ci ricordiamo, sono la base migliore per l'apertura mentale. Italiani laureati in antiquate Universita' italiane qui agiscono in modo fantastico. Molti di loro mi hanno detto che sentono di avere una speciale capacita' di risolvere i problemi al di fuori degli standard meglio degli altri. Qualcuno pensa addirittura che si possa riconoscere un software "fatto da italiani" per un tocco particolare di creativita' ed estetica...

- Una volta tornato in Italia, pensi che riuscirai a comunicare o condividere la tua esprienza?

Se non ci riusciro' la colpa sara' soltanto mia. Perch'e penso che i contenuti ed i pensieri espressi dagli Italiani di Frontiera abbiano un valore eccezionale, per quello che dal mio punto di vista e' oggi l'Italia. Cosi' tanti obbiettivi straordinari raggiunti grazie a italiani da ricordare, mente il Paese e' drammaticamente smemorato. E cosi' tanti esempi da studiare e seguire, nel lavorare sodo, in creativita', coraggio, sfida nella competizione globale, da parte di imprenditori e aziende. Per lo piu' ignorati, in un Paese rincretinito da polemiche locali e pettegolezzi idioti. Una nazione di emigranti, che ora pretende di isolarsi e di proteggersi, invece di sfruttare piu' ampiamente i propri talenti. Apriamo porte e finestre all'aria fresca, in Italia! Piu' web, piu' dimestichezza con l'inglese. Piu' modelli positivi per i giovani. Maggiori opportunita' per le idee ispirate. E piu' sguardi sull'estero, anche sugli Italiani della Baia!

- La comunita' italiana in California e' molto frammentata. Soltanto adesso gli Italiani cominciano ad esser consapevoli di far parte di una comunita', traendo vantaggio da questo. Cosa possono fare associazioni come Baia ed altre istituzioni come il Consolato italiano in questa direzione?

Possono agire con maggior forza, per costituire qui una comunita' potente. Ma penso davvero che in questo, incontri ed attivita' di collegamento debbano essere sostenuti da un forte sforzo culurale. Questo significa innanzitutto sapere quello che gli altri italiani stanno facendo qui. Poi essere consapevoli di quanto possa essere forte il loro contributo ed esempio non solo reciprocamente ma per il loro Paese. Le opportunita' per fare affari non sono abbastanza, abbiamo bisogno di un'attenta riflessione. Sulle doti che hanno consentito ad italiani di agire qui in modo fantastico: apertura mentale, improvvisazione, gusto estetico ecc. E di una riflessione critica su cosa sia d'ostacolo in Italia nel modo di fare impresa. E' uno sforzo culturale perche' dal mio lavoro emerge che cattive abitudini e tradizioni distorte (ad esempio l'estendere la famiglia alla gestione aziendale) rappresentano per l'Italia delle catene piu' gravose di un'infrastruttura antiquata e della mancanza di finanziamenti.

- Tornerai in California con un nuovo progetto?

A dire il vero sono pronto a restare... Scherzo (ma non troppo). Alla fine di luglio devo tornare a Reuters a Milano e finire il mio lavoro sul progetto. Per me e la mia famiglia sarebbe un sogno tornare per restare. Ci sono un sacco di argomenti e collegamenti sui quali lavorare, tra lItalia e la Baia. Potrei avere altri dieci progetti "start up" in testa, come una web radio, che richiedono temo un venture capitalist... perche' quest'avventura e' stata sinora autofinanziata a fatica. Un buon investimento per me, mia moglie e soprattutto per i miei figli teenager, nella loro esperienza internazionale di apertura mentale alla Gunn High School (mentre Ale, bomber del calcio, ha segnato 18 gol in 7 partite con gli Stanford Earthquakes...). Un nuovo progetto e' gia' parte di Italiani d Frontiera. Ho chiamato Italindiani alcune straordinari italiani nel West, scoperti dal mio amico Cesare Marino, antropologo alla Smithsonian Institution ed uno dei piu' eminenti esperti di nativi americani. Quasi sconosciuti sia qui che in Italia, meritano un libro a parte, poiche' hanno dato prova nei secoli scorsi dello stesso coraggioso spirito di Italiani di Frontiera, di cui tutti noi abbiamo bisogno per sfidare la Frontiera Gobale del Ventunesimo Secolo.
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Voglio ringraziare Roberto Bonzio per aver trovato il tempo per fare quest'intervista e per il lavoro incredibile che ha ha fatto in un periodo cosi' breve esplorando la comunita' italiana locale in cosi' poco tempo e mettendo in luce una lista inaspettatamente lunga di imprenditori, ricercatori e personaggi influenti.
Franco Folini

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Commenti

- Congratulazioni Roberto! La vibrante passione che metti nel tuo lavoro e molto palpabile, come e' ovvio il tuo talento nel trovare storie che "avevano bisogno di essere raccontate".
Ma soprattutto sono rimasto impressionato da una dichiarazione molto personale, che non e' facile sentire da italiani, io almeno non l'ho mai sentita: "Se non ci riesco, la colpa sara' soltanto mia"...
Non ho mai pensato di farmi un tatuaggio, ma se mai un giorno lo faro', questa frase sarebbe una buona candidata a comparire... Grazie.
Giorgio Ghersi (fondatore ed ex direttore di Baia ndr).

- E' stato un piacere incontrare Roberto alla Apple per un'intervista. Il suo retroterra e' affascinante e spero riesca a raggiungere un obbiettivo cosi' interessante: raccontare in un libro la storia di Italiani a Silicon Valley.
Cosa verra' dopo? un documentario? Sono qui per questo, visto che fare la cineasta e' il mio mestiere. Come ho detto a Roberto, e' dalla fondazione di Sviec nel 2004 che sto tentando di promuovere la realizzazione di un documentario del genere. Cosi' spero che i nostri percorsi si incrocino nuovamente. Ho molte ore di registrazioni di presentazioni ed interviste con alcuni di questi "fondatori di Silicon Valley" che potrebbero essere ben integrati nelle dimensioni di un documenario... ora si tratta solo di trovare uno o due sostenitori che credano in questo progetto... Grazie!
Enza Sebastiani (filmmaker e consulente Apple ndr).

- Milano, un giorno di pioggia, le 13 del 24 ottobre 2007. E' stato il momento del mio primo incontro con Roberto Bonzio, che all'epoca "sognava la California". In quell'incontro ho cercato di fornirgli una prima immagine di quel che stava succedendo in questo ponte tra Italia e Silicon Valley a partire dalla mia fantastica rete creata dal primo Silicon Valeey Study Tour nell'agosto 2005... SVIEC, Baia, Partnershop for Growth, poi Mind the Bridge, 1GN, Italian Angels for Growth e La Storia nel Futuro... abbiamo fatto un gran lavoro, che non dev'essere perduto. Grazie a Roberto, per averne scritto, con la sua grande penna!
Paolo Marenco

- Ciao Roberto Mi fa piacere sapere quanto vada tutto bene per voi. Prometto di comprare il libro! Saluti a te e la tua famiglia.
Mary Browne (manager Aer Lingus Milano ndr)

giovedì 19 giugno 2008

Siate affamati, siate folli: i preziosi consigli di Steve Jobs da far sentire ai nostri ragazzi




Tre anni fa, alla cerimonia delle lauree, l'Universita' di Stanford ha invitato Steve Jobs
Al creatore di Apple che lancio' il leggendario Mac, tocco' di essere estromesso dalla sua stessa azienda, per farvi ritorno trionfalmente piu' tardi, dopo aver creato gli studi di animazione Pixar, con altre intuizioni straordinarie a partire da iPod.
Jobs (celebre per essere un genio dal carattere terribile), dato in adozione alla nascita dalla madre, mai laureato e nemmeno diplomato, ha concentrato in un discorso straordinario lo spirito di Silicon Valley, di cui e' il piu' celebre guru. 
Non rinunciate mai a inseguire i vostri sogni, affidandovi al cuore e all'istinto. 
Imparate dalle sconfitte, che sono il vero trampolino di lancio verso straordinari successi.
Siate affamati (di scoprire e tentare cose nuove), siate folli (pensate e agite fuori dagli schemi), dice Jobs ai ragazzi. Spingendo la sua riflessione sino a temi esistenziali, come la morte.
Quindici minuti di lezione straordinaria, in due video (sottotitolati in italiano), da far vedere ai nostri ragazzi. 
Qui la prima parte, qui la conclusione dei discorso di Jobs.

venerdì 30 maggio 2008

Fairmont Hotel a Nob Hill: un pezzo di storia, anche del cinema



Vi pare di aver gia' visto da qualche parte questa sontuosa hall di albergo? E' quella deFairmont Hotel di San Francisco, sulla collina di Nob Hill, sempre elegante, un tempo dimora di tutti i ricchissimi di una citta' sorta in poco tempo sulla scia della corsa all'oro.
Ci sono stato per una conferenza, non potevo non scattare qualche foto, visto che questo hotel rappresenta un pezzo di storia, anche del cinema, per la quantita' di film che ci hanno girato. A cominciare da "L'inferno di cristallo" e "La donna che visse due volte" d Hitchcock, uscito proprio mezzo secolo fa.
In questo hotel, Orson Welles e William Hearst si incontrarono in un ascensore poco dopo l'uscita di "Quarto Potere" (Citizen Kane), considerato il piu' bel film della storia del cinema, in cui il giovane regista prodigio all'esordio si ispiro' impietosamente alla figura dell'imprenditore prodigio, all'epoca anziano e non piu' onnipotente, che solo per un soffio non riusci' nell'intento di impedirne l'uscita (come racconta il bel film "RKO 281"). 
Welles, dice la didascalia delle foto esposte al Fairmont, invito' Hearst ad un cocktail ma questi non accetto'.
Le foto del Fairmont ricordano i film girati qui ed i trascorsi illustri di Nob Hill. Dove abitarono tra gli altri i Big Four (da non confondersi con i Fab Four, i Beatles), i quattro magnati delle ferrovie che accumularono ricchezze immense, tra i quali Leland Stanford, che dedico' il proprio patrimonio all'omonima universita' intitolata al figlio, morto di tifo da ragazzo mentre era in viaggio in Italia. 
Da queste parti abito' pure Enrico Caruso, che come ricorda la didascalia al Fairmont, canto' per le strade d San Francisco all'indomani del terribile terremoto del 1906 per far coraggio ai sopravvissuti ed ai soccorritori al lavoro.  

martedì 13 maggio 2008

Gli Usa devono prepararsi ad un mondo "post-americano", dice Newsweek. E per l'Italia c'e' poco da scherzare



Chi si poteva immaginare un tempo di venire qui negli Usa e fare quasi... i signori (cioe' sopravvivere) grazie all'euro?
 Tra guerra che sembra non finire piu', benzina alle stelle e recessione, gli americani sono depressi. Superati da altri Paesi in crescita anche nel loro sport preferito, lo shopping. Mentre il mondo si avvia verso un'era "post-americana", scrive nel suo ultimo editoriale (sintetizzato in un video) Fareed Zakaria, americano di origine indiana, direttore dell'edizione internazionale di Newsweek, con un estratto dal suo libro di imminente pubblicazione, "The Post-American World"(W.W. Norton & c.). 
Piu' del declino degli Usa, e' il boom di altri Paesi ad aver scompaginato gli equilibri, dice il giornalista. Convinto che gli Usa abbiano pero' quattro forti ragioni per guardare con fiducia al proprio ruolo nel futuro. Altrettanti motivi di amarezza, per un lettore italiano. Visto che si tratta proprio di quattro punti deboli del sistema Italia.

Da un sondaggio del mese scorso 81 americani su 100 si sono detti convinti che il Paese sia su una strada sbagliata. Negli ultimi 25 anni non era mai successo, osserva Zakaria. Convinto che il diffuso senso di frustrazione e delusione vada ben al di la' delle cifre sulla disoccupazione e la recessione che affliggono il Paese. 
Gli americani percepiscono che si sta profilando un mondo diverso, in cui il loro Paese non primeggera' piu' come in passato, dice l'editoriale intitolato "The Rise of the Rest" (la crescita del resto).
 L'edificio piu' alto del mondo e' a Taipei e presto sara' a Dubai, la raffineria piu' grande e' in India, l'industria del cinema piu' grossa non e' piu' a Hollywood ma in India, Bollywood. Persino il piu' grande casino' non e' piu' a Las Vegas ma a Macao. Mentre gli Usa hanno perso il primato anche nel loro sport preferito, lo shopping. E il Mall of America del Minnesota, un tempo centro commerciale numero uno al mondo, oggi non figura nemmeno fra i primi dieci.
Secondo Zakaria, e' stata una congiuntura positiva a propiziare la crescita esplosiva di nuove potenze economiche, come Cina, India e Russia.  In un mondo che paradossalmente non e' mai stato meno violento e agitato da sconvolgimenti. Anche se la percezione dell'opinione pubblica e' opposta. Semplicemente, dice Zakaria, perche' il progresso dei media ci porta rapidamente in casa notizie di disastri da ogni parte del mondo. Mentre nei decenni scorsi tragedie immani come quella del'Indocina, del Congo o del Ruanda hanno avuto un risalto molto inferiore. 
E anche la violenza della criminalita' metropolitana cifre alla mano, dice il giornalista, non e' affatto in aumento.    
L'ingresso sulla ribalta di nuove potenze mondiali in vertiginosa crescita sta ridimensionando il ruolo degli Usa,  rileva Zakaria. Convinto pero' che gli Stati Uniti abbiano concreti motivi per guardare al proprio futuro con ottimismo. Ed elenca quattro ragioni pricipali. 
1) Gli Usa sono un Paese straordinariamente duttile, capace di trasformare le difficolta' in opportunita', adattandosi a scenari nuovi.
2) Il cuore dei nuovi settori strategici hi tech del futuro, nanotecnologie e biotecnologie, e' fortemente concentrato negli Stati Uniti, che in questo campo non temono concorrenza.
3) Il settore che meglio funziona negli Usa e non ha rivali al mondo e' quello del'istruzione: Universita' capaci di attirare talenti da tutto il mondo e di sfornarne altrettanti. Una base fondamentale per costruire il futuro. 
4) Gli Usa non sono un Paese vecchio. E mentre l'Europa tra cinque o dieci anni come eta' media potra' assomigliare alla Florida, dove si concentrano una parte degli anziani di America, il Paese sa rafforzarsi con robusti innesti di forze giovani e nuove, grazie all'immigrazione. 
Quattro motivi di speranza per gli Usa. 
Hainoi, a pensarci bene sembrano altrettanti punti deboli del sistema Italia...

domenica 11 maggio 2008

Pangea Day a San Francisco, un meeting memorabile



Alessandro e Francesca hanno partecipato con il consueto entusiasmo, qualche brivido una volta arrivati a destinazione, adombrando il dubbio che il capobanda (chi scrive) avesse sbagliato data o luogo. E invece, posto giusto al momento giusto. Sede del gruppo umanitario Architecture for Humanity, di cui potete leggere qui, un grande studio trasformato in sala proiezioni, un centinaio di persone stipate e sedute a terra (l'inizio non e' stato dei piu' confortevoli) per il Pangea Day a San Francisco. 

Un'atmosfera d'altri tempi, tutti stretti nel buio e molto pazienti con chi ti toglie spazio ( e magari si piazza nell'unico angolo visuale fra te e lo schermo). Ma presto alcuni (tra i quali Alessandro e Francesca) hanno ceduto e lo spazio e' diventato piu' comodo, distesi comodamente sulla moquette (che qui si chiama carpet, i tappeti sono rugs) a guardare bellissimi filmati all'insegna della fratellanza.
La forza delle immagini supera le barriere linguistiche e quasi tutti i film sono godibilissimi anche da chi non conosce l'inglese. 
Dopo un paio di exploit di gruppo (urla e applausi) ripresi da una telecamera e trasmessi in "mondovisione" da Pangea, buffet con tutto quello che ognuno ha portato da casa, incontri e presentazioni per conoscersi, uniti dalla voglia di cose belle che superino le barriere.
Qui una galleria fotografica dell'evento.
I filmati potete riguardarli con comodo sul sito del Pangea Day.
Qui sotto alcuni dei nostri film preferiti.

venerdì 9 maggio 2008

Pangea Day, domani partecipate anche da casa ad un evento mondiale di cinema e pace




Volevo segnalarlo settimane fa e ormai siamo invece arrivati alla vigilia. E ne ha parlato anche il sito del Corriere.
Domani sabato 10, dalle 18 a mezzanotte ora italiana, un eccezionale evento di aggregazione mediatica all'insegna della pace,  della fratellanza unira' milioni di persone in tutto il mondo. Qui il bellissimo trailer.
 Quattro ore per 24 filmati di autori diversi, tutti dedicati alla comprensione e conoscenza reciproca.
sono previsti raduni un po' ovunque, a Milano ad esempio al teatro Franco Parenti. Noi cercheremo di partecipare al raduno di San Francisco. Anche perche' l'iniziativa e' nata da queste parti. Dalle straordinarie conferenze di Ted.com , concentrato di conoscenza e intelligenza, che vedono in scena ogni anno a Monterey scienziati, artisti, ricercatori, a parlare con competenza e un tocco di umorismo di scenari mondiali e futuro. Una ventata di speranza da fior di cervelli che cosa importante non se la tirano mai. Anche se sono star mondiali nel loro settore. 
Ne parleremo in un prossimo post. Niente di piu' lontano dal pacifismo a volte targato e un po' cialtrone cui siamo abituati.
Intanto, guardate il sito del Pangea Day , che invita anche a radunarsi in casa con amici diventando promotori dell'evento, per condividere queste immagini che saranno trasmesse su siti Internet e canali televisivi. 
Ci vediamo domani. Intanto, guardatevi la bellissima presentazione del Pangea Day fatta da Robin Williams. che parla della forza del cinema, come strumento di comunicazione e comprensione. Incantevole anche per chi non sa l'inglese... 


sabato 26 aprile 2008

lunedì 21 aprile 2008

Alla scoperta di Google: ecco cosa ci ha raccontato Marco Marinucci



No, non siamo tornati nella sede Google di Mountain View, pochi chilometri da casa nostra.
Li' avevamo consumato un indimenticabile pranzo di Pasquetta, come raccontato in questo precedente post
Solo che ora potete leggere quello che ci aveva raccontato nell'occasione Marco Marinucci, ingegnere genovese di Google di cui siamo stati ospiti, in questo post su Italiani di Frontiera

Qui il resto del post

sabato 5 aprile 2008

"Trapano", "Orgasmo", "Porta cigolante", "Urla disumane"le hit del nuovo cd dedicato ai nostri vicini di Sesto


Quando l'abbiamo visto, in un negozio di arredamento e articoli da regalo di Castro, quartiere gay di San Francisco, abbiamo subito pensato ai nostri amati vicini di casa di Sesto San Giovanni. 
Maria, Emma e Flavio, che ci scrivono con regolarita' e vena ispirata, sono pure amici. Ma come non dedicare anche a loro questo cd originale? 
Il titolo e': "Revenge. 20 ways to calm down your noisy neighbours" (Vendetta, venti modi per dare una calmata ai vostri vicini rumorosi). 
"Trapano", "Orgasmo", "Porta cigolante", "Urla disumane" (il piu' gettonato), "Pulizie di primavera" sono alcuni dei brani della raccolta. Che non disdegna pero' la musica, nell'assordante brano "House music Party". 
L'elegante confezione comprende due simpatici tappi per le orecchie. Quando torneremo ci sentirete, eccome. Anche se resta il dubbio che qualche nostro vicino di Sesto gia' da tempo ami ascoltare a tutto volume le hit di "Revenge"... 

lunedì 24 marzo 2008

Cliccando dal vivo: gita di famiglia a Pasquetta... nel cuore della sede Google!


Gita fuoriporta di Pasquetta davvero insolita.
Roberto deve intervistare Marco Marinucci, un giovane ingegnere elettronico, uno dei pochissimi italiani dell'immensa Google's family. E Marco per l'occasione ci ha gentilmente invitati tutti per un pranzo di Pasquetta (qui e' giorno feriale) nella mensa della strepitosa sede Google di Mountain View,  very close to Palo Alto. 
Entrare nella sede di GOOGLE per me è stato veramente eccitante, come esplorare fisicamente un hard disk. 
E' stato come arrivare vicino alla gallina dalle uova d'oro e scoprire che la gallina è un agglomerato cosmopolita di cervelli multicolor indipendenti ma coesi, un "organismo pluricellulare" efficiente in tutti i suoi organi fino alla più piccola cellula.
La societa' più avanzata nella comunicazione, che ha regalato all'umanità il più potente mezzo per divulgare sapere, era là davanti a me con i suoi palazzi, con le sue sale accoglienti e tecnologiche, con gli spazi per il relax, la ginnastica e la "piscina roulant" (acqua corrente, si nuota in una piccola vasca), con le sue sale conferenze mobili, con la sua mensa multietnica, con l'asilo interno, con tutto quello che serve per farti sentire comodo e a tuo agio al lavoro.

Qui il resto del post
Ma ancora, con la sua umanità fatta di menti giovani e fresche ( non ho visto un solo capello bianco), orgogliose di far parte di un progetto così ambizioso: lavorare per dare all'umanità assetata di sapere 
sempre qualcosa in più. 
Ecco quindi intere aree dedicate allo sviluppo di nuovi progetti,  che possono anche non decollare come quello, non ancora uscito, che informa in tempo reale di quanta ricerca viene fatta nel mondo. L'abbiamo visto su uno schermo. Nel giorno di Pasquetta, in Italia quasi solo da Milano partivano i raggi di luce simbolo di attività cerebrale in Rete ... L'America invece sprizzava luce da tutti i pori se così si può dire.
La sensazione generale è stata quella di volere altre vite per ricominciare. 
E di guardare a quelle dei miei figli e dei miei allievi con un pizzico di bonaria invidia, per il mondo là fuori che li aspetta.